Mostar e il suo “Ponte Vecchio”
luglio 22nd, 2009 by Blanche in Bosnia Erzegovina, Europa
Eccoci in Bosnia-Erzegovina (chiamata spesso in Occidente Bosnia), regione a sud-ovest di Sarajevo che dista soltanto un’ora di automobile dalla costa adriatica.
Il suo paesaggio è quello tipico mediterraneo con estati talmente torride che i frutti del melograno e i fichi s’incurvano verso la terra riarsa. Una delle attrattive più note della Bosnia-Erzegovina è il “Ponte Vecchio di Mostar”, oggi protetto dall’UNESCO.
Il ponte unisce le due sponde del fiume Neretva: quella occidentale dove vivono i croati e quella orientale dove abitano i musulmani.
Ma ascoltiamo le parole di Rebecca West nel suo “Viaggio in Iugoslavia. La Bosnia e l’Erzegovina” a proposito del ponte: “…e infine arriviamo a Mostar, Stari Most, ossia vecchio ponte. E’ uno dei più bei ponti che esistano al mondo: lo sostiene un arco leggero, sotteso fra due torri circolari e la balaustra è ricurva al centro a formare un angolo leggermente convesso.”
Venne commissionato nel 1566 dal sultano Solimano il Magnifico, che incaricò l’architetto turco Hayrudin di costruirlo: fu fatto con la pietra locale di Tenelija, di tonalità chiarissima che sembra cambiare colore a seconda della posizione del sole nel cielo.
Il ponte non resistette però ai bombardamenti durante la guerra, che facevano parte di una precisa strategia militare ma anche simbolica in quanto il ponte rappresentava bellezza, unità e storia.
In effetti, Mostar accoglieva le comunità cristiana, musulmana ed ebraica ma quando il ponte fu distrutto, Mostar divenne una città divisa. La sua riscostruzione è stata operata in un modo assolutamente identico al vecchio ponte, con la stessa pietra e con i metodi originari di costruzione.
Se vi capita di visitare Mostar a luglio, potrete assistere alla gare di tuffi che si svolge ogni anno. Giovani provenienti da ogni parte del paese si radunano per tuffarsi dal ponte, spiccando un volo din 21 m nel fiume (prenota hotel a Mostar).
Si tratta di una radicata tradizione, anche se rischiosa a causa dell’altezza e della temperatura bassissima dell’acqua del fiume. Prima della guerra, tuffarsi veniva considerato come un segno di virilità e un uomo non poteva veramente considerarsi tale se non si era tuffato dal ponte almeno una volta nella vita.
Oggi, i tuffi sono diventati un vero e proprio spettacolo, messo in scena dai membri del “club dei tuffatori”, che ha sede in una delle due torri che affiancano il ponte e viene chiesto ai numerosi turisti di dare un’offerta perché il tuffatore accetti di lanciarsi.
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